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mercoledì 19 aprile 2023

Suicide Squad: Caccia a Joker!

Questo volume non è molto accessibile a chi non conosce la cosmogonia DC Comics. Il protagonista principale è Jason Todd, che sarebbe il secondo Robin, cioè quello che venne ammazzato da Joker. I suoi monologhi presentano molteplici riferimenti a storie passate che stordiscono un po’ il lettore occasionale o comunque gli fanno capire che c’è tutto un pesante pregresso narrato altrove.

Un pregresso potrebbero avercelo anche i componenti della nuova Suicide Squad che gli vengono affidati da Amanda Waller per andare ad ammazzare nientemeno che Joker, ma forse alcuni sono dei personaggi creati appositamente per questa storia.

Il pagliaccio del crimine è in combutta con dei criminali russi e, citando una celebre sequenza di Arancia Meccanica, riduce in fin di vita la Waller e le sottrae il meccanismo con cui può uccidere a distanza i componenti di questa nuova incarnazione della Suicide Squad: così il vice della Waller deve prendere una decisione drastica sul destino del gruppo di antieroi, che diventa quello di essere inseguito da un’altra Suicide Squad mentre fuggono insieme a Joker.

Il soggetto paga lo scotto di essere inserito all’interno di una narrazione seriale, o che comunque a quella narrazione fa riferimento: lo scopo dichiarato della task force è uccidere Joker, ma qualsiasi lettore sa che si tratta di una meta irraggiungibile, visto il ruolo che il ridicolo supercriminale riveste nell’economia delle serie di Batman e di tutto il DC Universe. Sarebbe stato molto più appassionante se a dover essere eliminato fosse stato un personaggio meno importante o del tutto inedito, così che il lettore potesse rimanere col dubbio se la missione sarebbe stata portata a termine oppure no. Certo, così però la presenza del personaggio-feticcio della DC moderna, cioè Harley Quinn (che si esibisce anche in una lap-dance), sarebbe stata più difficile da giustificare…

La storia non è solo una serie di scontri tra cattivi più o meno potenziati o una parata di trovate bizzarre (che pure ci sono) ma ci sono anche quei momenti “introspettivi” che dovrebbero dare a un fumetto di supereroi una patina più adulta o seria. Per fortuna, però, Brian Azzarello paga a modo suo questa gabella al genere, sfoderando del cinico umorismo anche in quei frangenti.

Per essere un fumetto di supereroi è abbastanza spinto, con scene molto violente e dialoghi taglienti ed espliciti, oltre all’uso di droghe. I disegni di Maleev sono molto buoni, con una base realistica impeccabile e soluzioni grafiche e registiche che arricchiscono le sue tavole senza essere dei semplici esercizi di stile.

Ma non tutte le ciambelle riescono col buco. La storia crolla sul finale con una conclusione lasciata all’interpretazione del lettore (o forse a un’ulteriore miniserie?), che oltretutto è di una banalità vergognosa – primissimo modello che mi è venuto in mente, ma ce ne sono molti altri: il Jesuit Joe di Pratt. E anche l’accenno alla “talpa” che avrebbe dovuto esserci all’interno della Suicide Squad, cosa che avrebbe potuto avvincere il lettore, non viene minimamente seguito – o se gli viene dato seguito io non l’ho colto.

Non dico che sia proprio un’occasione mancata, però resta un bel po’ di amaro in bocca, anche considerando l’immeritata veste deluxe con cui l’ha proposta la Panini.

martedì 10 settembre 2019

Daredevil 9: Il Regno Porpora

Quasi un anno fa avevo sottolineato la parabola discendente imboccata dal Daredevil di Waid. Questo nuovo volume rallenta il processo e pur non arrivando ai livelli dei primi lontani numeri si legge con un certo piacere.
Il menu propone l’albo celebrativo Daredevil 1.50 seguito da cinque numeri della serie regolare. L’albo fuori serie, di ben 35 pagine, è composto da tre parti: la prima, Il Re in Rosso, è un what if in cui si immagina un Matt Murdock cinquantenne e padre di famiglia che fa il sindaco. Il 76% della cittadinanza è diventata cieca all’improvviso, e tra questi anche suo figlio. La soluzione del caso è abbastanza lineare, la distanza temporale dalla lettura dello scorso volume non mi ha fatto apprezzare la guest appearence di un villain che forse aveva già fatto capolino in precedenza. Belli i disegni, ma dalle gerenze non si capisce di chi sono (né chi abbia inchiostrato Alvaro Lopez degli artisti regolari). Né Karl Kesel né Alex Maleev, gli unici disegnatori a cui viene attribuito il numero 1.50, disegnano con uno stile simile. Non mi è nemmeno chiaro quale storia abbia scritto Brian Michael Bendis, anche se con ogni probabilità è la successiva.
Questa seconda parte è una lettera illustrata di cinque pagine con cui la moglie del Matt sindaco cinquantenne spiega al figlio le circostanze in cui lo ha conosciuto e i pericoli a cui è esposta. Essendo praticamente un racconto illustrato aveva le carte in regola per essere la parte meno gradevole e invece è quella che mi è piaciuta di più.
Chiude lo speciale la storiellina Il testamento di Mike Murdock di Karl Kesel (con le chine di Tom Palmer), uno di quei non memorabili riassuntoni con cui si dà prova di conoscere la continuity. I disegni, poi, sono piuttosto caricaturali.
I numeri 6 e 7 della serie regolare sono impegolati dall’eventone Marvel del 2014, che ha fatto ricordare a Matt un frammento di un episodio seppellito nella sua memoria. In realtà la sudditanza alle regole aziendali non influisce molto sulle tematiche e sulla qualità dei due episodi, che sono a malapena toccati dall’evento. Torna in scena la madre suora di Matt e Daredevil dovrà andare fino in Wakanda per salvare lei e altre due sue consorelle da un complotto militare. La storia è abbastanza originale ma scorre forse un po’ troppo veloce, ed è parecchio melensa in alcune parti. Molto buoni i disegni di Javier Rodriguez che cura molto bene anche i colori.
Il trittico che dà il titolo al volume vede l’introduzione dei pargoli dell’Uomo Porpora, che ne risveglia i poteri latenti ma che non riesce a controllarli come vorrebbe. Nel mentre il padre della nuova compagna di Matt gli propone di scrivere la sua autobiografia, che immagino sarà oggetto del decimo e conclusivo volume annunciato su una delle ultime Anteprima allo spropositato prezzo di 22 euro (il titolo era appunto L’Autobiografia di Daredevil o qualcosa del genere). Per quanto semplice, la storia si legge con piacere ed è abbastanza originale. Purtroppo i disegni di Chris Samnee non sono all’altezza, almeno non sempre: accanto a delle figure espressive e abbastanza curate ce ne sono altre molto stilizzate e cartoonesche.
Mark Waid conferma in questo volume che il suo punto di forza sono l’ironia e i dialoghi, pur con un’eccessiva urgenza di spiegare perché i personaggi fanno certe cose, e inoltre riesce a gestire delle trovate bizzarre (stavolta meno del solito) che in mano ad altri sarebbero sembrate solo ridicole. A creare la giusta atmosfera contribuiscono anche il posizionamento accorto di alcuni balloon e altre finezze stilistiche come la resa delle parole colorate nei dialoghi dell’Uomo Porpora.
A rimpolpare il volume ci sono le molte (troppe?) variant cover soprattutto del numero 1.50 a opera di Marcos Martin.
Un volume non certo eccezionale ma comunque godibile.

sabato 31 gennaio 2015

Secret Avengers: Salvare il mondo



Preso d’impulso, mi è piaciuto più di Moon Knight, che comunque allo stesso prezzo si presenta in una confezione cartonata.
Mi sembra che qui Warren Ellis abbia saputo trovare maggiori margini di originalità senza eccessivi riferimenti ad altre sue opere precedenti, così come mi sembra che questi sei episodi siano maggiormente connessi all’universo Marvel e quindi più rispettosi della materia trattata.
Da quello che ho capito (il volume raccoglie sei episodi di una serie già in corso) Capitan America ha dismesso il costume e insieme a un gruppetto mutevole ed eterogeneo di altri eroi mette in atto delle operazioni che devono rimanere segrete. Dietro alle missioni in cui si trovano coinvolti i Secret Avengers pare ci sia sempre, o almeno molto spesso, un qui non meglio approfondito “Consiglio Ombra”. Le premesse e alcuni spunti ricordano molto Planetary con questo Consiglio Ombra al posto dei Quattro, ma le analogie in realtà sono poche e le storie di questo volume hanno un taglio molto più supereroistico.
Sparando idee a raffica laddove altri sceneggiatori avrebbero stiracchiato il soggetto di un solo episodio per dodici numeri, Ellis offre tra le altre cose una divertente e originale storia sui viaggi nel tempo, il concetto di continuum accidentato, un’incredibile interpretazione sulla produzione di droga (beh, un po’ intravista in Planetary 21) e un inaspettato omaggio a Modesty Blaise. Il tutto condito da battute spettacolari e da una perfetta caratterizzazione dei personaggi. Forse il solo Capitan America rimane un pochino anonimo e poco approfondito, e al suo posto avrebbe potuto benissimo esserci Nick Fury o un altro personaggio.
Purtroppo a livello grafico Ellis non ha potuto contare su artisti alla sua stessa altezza. Per fortuna gli abissi di Kev Walker (non solo esteticamente soprassedibile ma purtroppo anche pessimo narratore) non sono eguagliati dagli altri, ma sia Alex Maleev che (mi costa dirlo) Stuart Immonen si sono espressi ben al di sotto delle loro prove abituali, così come Jamie McKelvie e Michael Lark mi sono sembrati fuori posto (troppo pulitino, a tratti cartoonesco, il primo; troppo espressionista e non leggibilissimo il secondo). Alla fine (anche questo mi costa dirlo) il migliore forse è stato l’artsy David Aja, rigoroso e molto efficace anche se mi vien voglia di prenderlo a sberle dal suo autocompiacimento nel voler dimostrarsi cool.